giovedì 24 maggio 2018

i Sogni nel vaso


Sai,
stasera ho una nostalgia perfetta di te, levigata come la sfera che Veronica fa girare tra le dita, perfetta e inevitabile come il suo doppio, e trasparente anche, come quella sfera appunto: eccola, la vedi, riflette solo nostalgia, bisogno di te, di sentirti al mondo, in carne ed ossa, caldo di vita da 
abbracciare e cullare.


Ti ho raccontato già della malinconia di stasera, credo sia stato un colpo a tradimento, menato bruscamente dall'aria furtiva di primavera: nessuna stagione ha più bisogno di vicinanza e di condivisione per partecipare al risveglio della natura, per apprezzare il miracolo che si ripete, 
la primavera appunto.



Oggi l'aria di qui la nomina senza mezzi termini la primavera e te la senti addosso, ladra e sfottente, come un bisogno, un'urgenza e un languore, un desiderio forte d'amore. Ma io ti stringo anche così, al meglio che posso, 
nella lontananza che c'è in questo momento.


Ti stringo al meglio che riescono le forze dei miei sogni: te li metto tutti in un vaso di vetro i miei sogni, sono i fiori sul tavolo della tua casa. 
Qui, nella casa del nostro cuore comune.

lunedì 21 maggio 2018

gente per bene e donne pericolose


Ero seduta sopra uno sgabello in un bar tanto per bene e, dondolando le gambe come la più sfrontata degli sfaccendati, fantasticavo sul fatto che, se fossi nata in un'altra epoca,  mi sarebbe piaciuto essere Lou Salomé o Sabine Spielrein o Milena Jesenka...sì,  lo so, è vero: l'immodestia, quando mi prende, mi prende di brutto!
Fantasticavo sul loro spirito libero, molto più libero del tempo in cui si sono trovate a transitare: una caratteristica rara questa, indice di grande coraggio, soprattutto se si tratta di donne.
Perché sì, mi piacerebbe tanto se anche qui, nel Paese dall'assassinio facile delle donne, si potesse coltivare senza incidenti uno spirito libero, senz'andare a sbattere contro Nessuno/a. E mi piacerebbe soprattutto se fosse vero ora e qui, in questo tempo ingrato, dove troppi oratori da quattro soldi si ingozzano con il discorso della parità ormai raggiunta (e subito dopo ruttano com’acché per esprimere il loro vero pensiero),  e dove una donna per affrancarsi da legami pesanti e punitivi  deve imparare a guardarsi  le spalle mentre rientra a casa e a far sparire i coltelli dalla cucina.
Però, dopo poco, mi sono detta: piantala, tanto sei nata in Italia, paese notoriamente affezionato alle donne e agli spiriti liberi.
Eppure sarebbe bello vivere semplicemente liberi; manifestare la propria opinione senza correre il rischio d'essere catalogati come disfattisti professionali da certi petulanti benpensanti;  esprimersi senza dover sempre imbellettare e/o diluire le opinioni troppo nette; camminare senz'inciampare  in bacinelle di melassa, messe lì come trappole dalle fatine buone e sensate di turno; andare avanti per la propria strada senza incappare nei soliti pregiudizi, magari camuffati da buonsenso e buone maniere; vivere, insomma, senza tacchi, lasciando e scegliendo liberamente i tacchi per le sole occasioni in cui ci piacciono davvero.
A questo pensavo, dondolando le gambe come una sfaccendata da sopra uno sgabello, mentre intorno a me navigavano nell'aria del bar i discorsi scivolosi ed unti di signore e signori, che parevano usciti dall’omonimo film di Pietro Germi: gente intenta a sparare  vassoi  di sentenze e inviti alle più antiche forme di prudenza&convenienza. 
Li ascoltavo, mio malgrado, i discorsi dei signori e delle signore che da sempre sanno come va il mondo, gli stessi e le stesse che, per crocifiggere i dissenzienti, ma soprattutto le dissenzienti, ricorrono alla solita figura retorica e, citando, i loro Testi Sacri, sentenziano: quello/A ha un conflitto intimo irrisolto...eccolo, si sa, il problema all'origine di ogni ribellione.
Così, alla fine di tutte queste considerazioni, ho pagato il mio e me ne sono uscita dal bar per non sentire più e continuare a sognare, ché i sogni non li vede e non li può censurare nessuno, neanche la gente così tanto per bene.

n.b.: qui sotto ho inserito un video emblematico, in cui l'Uomo, che meglio di tutti incarna la mascolinità italica perfetta, se ne esce con una delle sue battute migliori...ma questo non è niente: il suo interlocutore fa di peggio, (perché in ogni situazione c'è sempre un allievo che supera il maestro), e tutto si trasforma in un gran mercato delle vacche.
E ora qualcuno, ma anche, ahimè, qualcunA, dirà che si tratta solo di due gentiluomini galanti di vecchio stampo, pieni di tanto gusto del vivere e amore del bello...